Se ne parla negli uffici, nelle scuole, nelle app sul telefono. La mindfulness è diventata una parola di moda, a volte venduta come rimedio per tutto. Dietro c’è però una pratica semplice e anche qualche prova scientifica seria, più modesta delle promesse.
Che cos’è
Mindfulness vuol dire, più o meno, consapevolezza. Si tratta di portare l’attenzione a ciò che accade nel momento presente, il respiro, le sensazioni del corpo, i pensieri, osservandoli senza giudicarli e senza inseguirli. Nasce da tradizioni di meditazione buddista, ma nella forma usata oggi in Occidente è laica.
Il programma più noto è stato creato alla fine degli anni Settanta da Jon Kabat-Zinn, medico americano, come corso di otto settimane per ridurre lo stress. Da lì è nata anche una versione pensata per chi ha sofferto di depressione.
Cosa dicono gli studi
Secondo il centro per la medicina complementare dei National Institutes of Health americani, i programmi di mindfulness possono aiutare a ridurre ansia, depressione e stress e a migliorare un po’ il sonno, con effetti in genere moderati, simili a quelli di altri interventi psicologici.
Il risultato più solido riguarda la depressione che ritorna: le linee guida britanniche del NICE includono la terapia cognitiva basata sulla mindfulness fra le opzioni per chi ha avuto più episodi e vuole ridurre il rischio di ricadute.
Come cominciare
Non servono attrezzi. Si può iniziare con pochi minuti al giorno: seduti comodi, si porta l’attenzione al respiro, e ogni volta che la mente vaga, cosa che succederà di continuo, la si riporta con gentilezza al respiro, senza rimproverarsi. Anche camminare o lavare i piatti con attenzione a ciò che si sta facendo è un esercizio.
Un corso guidato da un istruttore formato, di persona o online, aiuta a prendere l’abitudine meglio delle sole app.
Non è per tutti, e non sostituisce le cure
In genere è sicura, ma in alcune persone la meditazione può far riemergere ricordi o emozioni difficili. Chi ha vissuto traumi importanti o ha disturbi psichiatrici gravi farebbe bene a parlarne prima con il proprio medico o terapeuta. E la mindfulness può affiancare, ma non sostituire, le cure per la depressione o l’ansia.






