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Scienza e scoperte

Mindfulness: cos’è davvero, cosa dicono gli studi e come provarla senza aspettarsi miracoli

di Monica Della Ragione ·

Foto: Zcognito / Wikimedia Commons, CC BY-SA 4.0

Se ne parla negli uffici, nelle scuole, nelle app sul telefono. La mindfulness è diventata una parola di moda, a volte venduta come rimedio per tutto. Dietro c’è però una pratica semplice e anche qualche prova scientifica seria, più modesta delle promesse.

Che cos’è

Mindfulness vuol dire, più o meno, consapevolezza. Si tratta di portare l’attenzione a ciò che accade nel momento presente, il respiro, le sensazioni del corpo, i pensieri, osservandoli senza giudicarli e senza inseguirli. Nasce da tradizioni di meditazione buddista, ma nella forma usata oggi in Occidente è laica.

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Il programma più noto è stato creato alla fine degli anni Settanta da Jon Kabat-Zinn, medico americano, come corso di otto settimane per ridurre lo stress. Da lì è nata anche una versione pensata per chi ha sofferto di depressione.

Cosa dicono gli studi

Secondo il centro per la medicina complementare dei National Institutes of Health americani, i programmi di mindfulness possono aiutare a ridurre ansia, depressione e stress e a migliorare un po’ il sonno, con effetti in genere moderati, simili a quelli di altri interventi psicologici.

Il risultato più solido riguarda la depressione che ritorna: le linee guida britanniche del NICE includono la terapia cognitiva basata sulla mindfulness fra le opzioni per chi ha avuto più episodi e vuole ridurre il rischio di ricadute.

Come cominciare

Non servono attrezzi. Si può iniziare con pochi minuti al giorno: seduti comodi, si porta l’attenzione al respiro, e ogni volta che la mente vaga, cosa che succederà di continuo, la si riporta con gentilezza al respiro, senza rimproverarsi. Anche camminare o lavare i piatti con attenzione a ciò che si sta facendo è un esercizio.

Un corso guidato da un istruttore formato, di persona o online, aiuta a prendere l’abitudine meglio delle sole app.

Non è per tutti, e non sostituisce le cure

In genere è sicura, ma in alcune persone la meditazione può far riemergere ricordi o emozioni difficili. Chi ha vissuto traumi importanti o ha disturbi psichiatrici gravi farebbe bene a parlarne prima con il proprio medico o terapeuta. E la mindfulness può affiancare, ma non sostituire, le cure per la depressione o l’ansia.

Le informazioni di questo articolo hanno scopo divulgativo e non sostituiscono il parere del medico. Per dubbi sulla tua salute rivolgiti al medico o al farmacista.

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