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Scienza e scoperte

Cromoterapia: i colori curano? Cosa dice la scienza (e dove la luce funziona davvero)

di Monica Della Ragione ·

Foto: The wub / Wikimedia Commons, CC BY-SA 4.0

Una lampada che passa dal blu al verde, una doccia con le luci colorate, un ciondolo rosso “per l’energia”. La cromoterapia promette di riequilibrare corpo e mente con i colori: il blu calmerebbe, il rosso darebbe forza, il giallo stimolerebbe lo studio. È un’idea suggestiva, e proprio per questo vale la pena separare quello che si sa da quello che si spera.

Che cosa promette

Secondo chi la pratica, ogni colore avrebbe un effetto preciso su organi, emozioni e “centri energetici”, e la luce colorata proiettata sul corpo o nell’ambiente servirebbe a trattare ansia, insonnia, mal di testa, persino disturbi dei bambini.

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Il problema è che queste corrispondenze non sono mai state dimostrate. Non esistono studi seri che mostrino che la luce di un certo colore curi una malattia, e la cromoterapia è considerata una pratica senza basi scientifiche. Usarla al posto delle cure, soprattutto nei bambini, è un rischio.

Dove la luce funziona davvero

Questo non significa che la luce non abbia effetti sul corpo. Li ha, e la medicina li usa, ma con regole molto diverse da quelle della cromoterapia.

Il caso più noto è l’ittero dei neonati. Molti bambini nei primi giorni di vita hanno la pelle gialla per un eccesso di bilirubina. Quando serve, si curano con la fototerapia: una luce blu che trasforma la bilirubina in una forma che il corpo elimina più facilmente. È una cura in uso da decenni, con dosi e tempi precisi.

Un neonato curato con la fototerapia per l'ittero: la luce blu aiuta il corpo a eliminare la bilirubina. È uno dei pochi
Un neonato curato con la fototerapia per l'ittero: la luce blu aiuta il corpo a eliminare la bilirubina. È uno dei pochi usi della luce colorata con prove solide. Foto: Rjmunro / Wikimedia Commons, CC BY-SA 3.0

Un altro esempio è la depressione stagionale, quella che compare d’inverno quando le giornate si accorciano. Il servizio sanitario inglese la cita fra le opzioni di trattamento: si usano lampade molto luminose, di luce bianca, per un certo tempo ogni mattina. Anche qui non conta il colore, ma l’intensità della luce e il momento in cui la si riceve.

E i colori di casa?

Che i colori ci facciano un certo effetto è un’esperienza comune: una stanza calda e luminosa mette di buon umore, una luce fredda la sera ci tiene svegli. La luce influisce davvero sul ritmo sonno-veglia, ed è per questo che si consiglia di ridurre schermi e luci forti prima di dormire. Ma fra scegliere i colori di una stanza e curare una malattia con una lampada colorata c’è tutta la distanza che separa il benessere dalla terapia.

Le informazioni di questo articolo hanno scopo divulgativo e non sostituiscono il parere del medico. Per dubbi sulla tua salute rivolgiti al medico o al farmacista.

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