Lunghi cristalli neri o verde scuro, lucidi, a volte sottili come aghi e a volte grossi come matite. L’egirina è un minerale poco conosciuto fuori dalla cerchia dei collezionisti, ma con un nome che racconta da dove viene: il Nord.
Che cos’è
L’egirina è un pirosseno, una famiglia di silicati molto comune nelle rocce vulcaniche e magmatiche. Contiene sodio e ferro, ed è il ferro a darle il colore scuro. Ha una durezza di circa 6 nella scala di Mohs e forma cristalli allungati, con le estremità spesso appuntite.
Si forma soprattutto in rocce magmatiche ricche di sodio e povere di silice, come le sieniti e le pegmatiti. È stata a lungo chiamata anche acmite.
Il nome
Fu descritta per la prima volta in Norvegia, e il nome ricorda Ægir, il dio del mare della mitologia norrena, perché i primi campioni venivano dalle coste del paese. I giacimenti norvegesi, come quelli intorno a Larvik, sono ancora famosi fra i collezionisti.

Oggi alcuni dei campioni più spettacolari arrivano dal Monte Malosa, in Malawi, dove i cristalli neri crescono accanto a feldspati chiari e a cristalli di zircone, creando contrasti molto ricercati. Altri giacimenti sono in Canada, Groenlandia e Russia.
Cosa le attribuisce la cristalloterapia
Nei testi di cristalloterapia l’egirina “protegge dalle crisi di nervi”, “fortifica le ossa” e viene indicata persino nel trattamento dei calcoli. Sono affermazioni senza prove, e alcune toccano temi delicati: i calcoli e le malattie delle ossa vanno curati dal medico, l’ansia e le crisi di nervi meritano un aiuto professionale. Una pietra non può sostituire nessuna di queste cure.
Come pezzo da collezione, invece, l’egirina ha molto da offrire: cristalli dalla forma netta, un nome mitologico e un costo in genere accessibile.






