Un verde così intenso da sembrare smeraldo, in piccoli cristalli lucidi raggruppati su una roccia chiara. Il dioptasio è uno dei minerali più spettacolari che si possano vedere in un museo, e la sua storia comincia proprio con uno scambio di identità.
Che cos’è
Il dioptasio è un silicato di rame idrato. Non contiene calcio e magnesio, come si legge in alcuni siti: è il rame a dargli il suo verde smeraldo profondo, a volte tendente all’azzurro. Forma piccoli cristalli prismatici con le punte a romboedro, trasparenti o traslucidi.
Ha durezza 5 nella scala di Mohs e si sfalda facilmente: è troppo fragile per essere usato in gioielleria di tutti i giorni, ed è soprattutto una pietra da collezione.
Lo smeraldo che non lo era
Alla fine del Settecento, alcuni cristalli verdi trovati nelle steppe del Kazakistan furono portati in Russia e presentati come smeraldi. Le analisi rivelarono che si trattava di un minerale diverso, che fu descritto e battezzato nel 1797.
Il nome viene dal greco e significa più o meno “vedere attraverso“: guardando dentro il cristallo si intravedono i piani di sfaldatura, le linee lungo cui il minerale si spacca.

Dove si trova
I campioni più famosi vengono dalla miniera di Tsumeb, in Namibia, una delle località mineralogiche più ricche al mondo, e dalla Repubblica Democratica del Congo. Si forma, come la crisocolla e la malachite, nelle zone alterate dei giacimenti di rame.
Cuore e perdono?
Nella cristalloterapia il dioptasio viene legato al cuore, al perdono e alla guarigione emotiva, e si parla perfino di un “dioptasio stellato” che non trova riscontro nella mineralogia. Sono credenze senza prove. Essendo un minerale di rame, non va polverizzato né messo nell’acqua da bere. Il suo posto è una vetrina, dove il verde dà il meglio di sé.



