È una delle poche raccomandazioni su cui medici e istituzioni sono d’accordo senza riserve, eppure molte donne la scoprono quando è già tardi. L’acido folico va preso prima della gravidanza, non quando arriva il test positivo.
Perché è importante
I folati sono vitamine del gruppo B che servono a costruire il DNA e a far moltiplicare le cellule. Nelle prime settimane di gravidanza, spesso quando una donna ancora non sa di essere incinta, si forma il tubo neurale, da cui nasceranno il cervello e il midollo spinale del bambino. Una quantità sufficiente di folati in quel momento riduce in modo importante il rischio di difetti del tubo neurale, come la spina bifida.
Quando e quanto
L’Istituto Superiore di Sanità raccomanda a tutte le donne che programmano una gravidanza, o che non la escludono, di prendere 0,4 milligrammi di acido folico al giorno, a partire da almeno un mese prima del concepimento e fino alla fine del terzo mese di gravidanza.
Il motivo dell’anticipo è semplice: il tubo neurale si chiude entro le prime quattro settimane dal concepimento. Se si comincia solo dopo il test, una parte della finestra utile è già passata. E poiché molte gravidanze non sono programmate, il consiglio vale per tutte le donne in età fertile che potrebbero diventare madri.
In alcune situazioni il medico può consigliare una dose più alta: per esempio se in famiglia ci sono stati casi di difetti del tubo neurale, in caso di diabete, obesità o di alcuni farmaci, come certi antiepilettici.

E con l’alimentazione?
I folati si trovano nelle verdure a foglia verde, come spinaci, lattuga e broccoli, nei legumi, negli agrumi, nella frutta secca. Una dieta ricca di questi alimenti è comunque importante, ma da sola difficilmente basta a raggiungere la quantità raccomandata prima della gravidanza, anche perché i folati si perdono in parte con la cottura e la conservazione. Per questo la raccomandazione è di affiancare all’alimentazione la compressa di acido folico.
L’acido folico per la prevenzione è un farmaco economico e molto sicuro alle dosi raccomandate. Il primo passo è parlarne con il medico di famiglia o con il ginecologo quando si comincia a pensare a un figlio.






