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Si rompono senza fare rumore: perché l’osteoporosi si combatte da giovani, molto prima della prima frattura

di Redazione ·

Foto: Nevit Dilmen (talk) / Wikimedia Commons, CC BY-SA 3.0

Non fa male, non si vede allo specchio, non dà febbre. L’osteoporosi si scopre spesso nel modo peggiore: una caduta banale, in casa o scendendo da un marciapiede, e il polso, una vertebra o il femore si rompono. Il 20 ottobre è la Giornata mondiale dedicata a questa malattia, e il messaggio di quest’anno della International Osteoporosis Foundation si riassume in tre verbi: costruire, proteggere, rinforzare le ossa.

Quanto è diffusa

In Italia ne soffrono circa 5 milioni di persone, per l’80% donne dopo la menopausa, quando il calo degli estrogeni accelera la perdita di massa ossea. Nel mondo, secondo la fondazione internazionale, dopo i 50 anni subisce una frattura da fragilità una donna su tre e un uomo su cinque. Gli uomini quindi non sono esclusi: si ammalano più tardi e vengono controllati meno.

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Il conto si apre a vent’anni

Lo scheletro si costruisce durante la crescita e raggiunge il massimo della sua solidità intorno ai trent’anni. Da lì in poi si può solo conservare quello che si è messo da parte. Per questo l’Istituto Superiore di Sanità ricorda che la prevenzione comincia da giovani: chi arriva ai trent’anni con ossa robuste ha più margine quando, con l’età, il patrimonio inizia a calare.

Le abitudini che aiutano sono poche e note. Muoversi, soprattutto con attività in cui il corpo porta il proprio peso, come camminare, salire le scale, ballare, e con esercizi che rinforzano i muscoli. Portare in tavola latte, yogurt e formaggi, ma anche legumi, verdure a foglia verde e un’acqua ricca di calcio. Stare all’aria aperta, perché la vitamina D si forma soprattutto sulla pelle esposta al sole. Non fumare e limitare l’alcol, che indeboliscono l’osso.

Quando parlarne col medico

Una frattura dopo una caduta da ferma, dopo i cinquant’anni, è un campanello d’allarme e va sempre approfondita, anche quando sembra solo sfortuna. Lo stesso vale per chi ha una menopausa precoce, chi prende da tempo cortisone, chi ha una madre o un padre che si sono rotti il femore, chi ha perso centimetri di altezza. L’esame di riferimento è la densitometria ossea, la MOC: è il medico di famiglia a valutare se e quando farla.

In casa si previene anche così: tappeti fissati a terra, luce notturna nel corridoio, niente fili sul pavimento. Per chi ha le ossa fragili, evitare la caduta conta quanto rinforzare lo scheletro.

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