Sulla carta è un regalo. Nella notte fra sabato 24 e domenica 25 ottobre, alle 3, le lancette tornano alle 2 e si guadagna un’ora di sonno. Eppure il lunedì successivo molta gente si trascina in ufficio con la sensazione di aver dormito male, e chi ha figli piccoli se li ritrova in piedi all’alba a chiedere la colazione.
L’orologio che non si sposta con un dito
Il corpo ha un orologio suo, che regola sonno, fame e temperatura, e lo tiene in orario soprattutto con la luce. Quando sveglia, pasti e ora di andare a letto slittano tutti insieme di sessanta minuti, quell’orologio impiega qualche giorno per rimettersi in pari. Il cambio d’autunno è il più indulgente dei due, perché un’ora la dà invece di toglierla, ma l’effetto si sente lo stesso. Ci si sveglia prima del necessario e alle nove di sera cala la palpebra.
C’è poi il buio, che arriva di colpo a metà pomeriggio. In alcune persone la luce che manca si accompagna, nelle settimane seguenti, a più stanchezza e a un umore più basso.
Giocare d’anticipo
Il modo più semplice per non accorgersi del salto è distribuirlo su più giorni. Da mercoledì o giovedì si può andare a letto e cenare un quarto d’ora più tardi ogni sera, così domenica l’orologio interno è già arrivato. Con bambini e anziani, che al cambio sono i più sensibili, fa una grande differenza.
La luce del mattino è l’altro alleato. Una passeggiata, o anche solo la colazione vicino alla finestra, è il segnale più forte che il corpo riceve per regolarsi. Aiuta tenere i pasti sulla nuova ora fin da domenica ed evitare il sonnellino lungo del pomeriggio, che rimanda il sonno della sera. Per il resto valgono le regole di sempre, l’ultimo caffè nel primo pomeriggio e il telefono lontano dal letto.
Gli orologi che non si aggiornano da soli
Telefoni e computer fanno tutto senza chiedere niente. Restano da sistemare a mano l’orologio da polso, quello della cucina, il forno, il microonde, spesso l’auto e, cosa che si scopre sempre al freddo, il programmatore del riscaldamento.
Il lunedì dopo, sulle strade
Dal 26 ottobre si esce dal lavoro e da scuola con il buio. Nei primi tempi chi guida non è ancora abituato a cercare con gli occhi pedoni e ciclisti al tramonto. Una luce sulla bici e qualcosa di chiaro addosso costano poco.
E l’abolizione, che fine ha fatto
Nel 2019 il Parlamento europeo votò per mettere fine al cambio dell’ora. I governi non hanno mai trovato un accordo su quale orario tenere, e tutto è rimasto fermo. Le società scientifiche che studiano il sonno, come quella americana, un’idea ce l’hanno: orario fisso tutto l’anno, e che sia quello solare, il più vicino ai ritmi del corpo. Fino ad allora, il prossimo appuntamento è per l’ultima domenica di marzo.

