Sui social è diventata quasi una parola magica: dieta antinfiammatoria. La si trova associata a pancia piatta, pelle luminosa, dolori che spariscono. Il fondo di verità c’è, ma è più semplice e meno miracoloso di come viene raccontato.
Di quale infiammazione parliamo
L’infiammazione acuta è una difesa preziosa: è quella che arrossa e gonfia una ferita mentre guarisce. Quella di cui si parla a proposito della dieta è un’altra cosa, un’infiammazione cronica di basso grado, silenziosa, che si misura con alcuni esami del sangue come la proteina C reattiva. È associata a obesità, diabete di tipo 2 e malattie del cuore, e dipende da molti fattori: peso, fumo, sedentarietà, sonno, e anche da cosa mettiamo nel piatto.
Non è una dieta, è un modo di mangiare
Non esiste una “dieta antinfiammatoria” ufficiale, con regole e schemi. Quando i ricercatori dell’università di Harvard elencano i cibi associati a meno infiammazione, descrivono in pratica qualcosa che in Italia conosciamo bene: la dieta mediterranea.
Quindi tanta verdura, comprese quelle a foglia verde, frutta, soprattutto frutti di bosco, legumi, cereali integrali, frutta secca, pesce come sgombro, sardine e salmone, e come grasso principale l’olio extravergine d’oliva.

Dall’altra parte, i cibi da limitare sono quelli associati a più infiammazione: carboidrati raffinati, bevande zuccherate, fritti, carni rosse e soprattutto lavorate, come salumi e würstel.
Che cosa dicono gli studi
La prova più nota viene dallo studio spagnolo PREDIMED, su oltre 7.000 persone ad alto rischio cardiovascolare: chi seguiva una dieta mediterranea arricchita con olio extravergine o frutta secca ha avuto circa il 30% in meno di infarti, ictus e morti cardiovascolari rispetto a chi seguiva una dieta povera di grassi.
È un risultato importante, ma va letto per quello che è: riguarda la prevenzione delle malattie del cuore, non la guarigione di altre malattie. Nessun alimento “spegne” da solo l’infiammazione, e nessuna dieta sostituisce le cure per artrite, malattie autoimmuni o intestinali.
Come metterla in pratica
Le linee guida del CREA per una sana alimentazione vanno nella stessa direzione e sono un buon punto di partenza: verdura e frutta a ogni pasto, legumi più volte a settimana, pesce almeno due volte, cereali integrali al posto dei raffinati, olio extravergine a crudo, poco sale e pochi zuccheri aggiunti.
Il resto lo fanno le abitudini: muoversi ogni giorno, dormire a sufficienza, non fumare. Meno affascinante di un superfood, ma è quello che dice la ricerca. Chi ha una malattia o segue terapie farebbe bene a parlarne con il medico prima di cambiare alimentazione in modo drastico.


