In Cina è stata per millenni più preziosa dell’oro, in Mesoamerica era la pietra dei re. La giada evoca l’Oriente, ma una delle sue storie più sorprendenti si svolge sulle nostre montagne, migliaia di anni fa.
Due pietre con lo stesso nome
Quella che chiamiamo giada sono in realtà due minerali diversi. La nefrite è un anfibolo, più comune, verde scuro o crema; la giadeite è un pirosseno, più rara e preziosa, che può essere verde smeraldo, lavanda, bianca. La differenza fu scoperta solo nel 1863 dal mineralogista francese Alexis Damour: per secoli le due pietre erano state considerate la stessa cosa.
Entrambe sono formate da cristalli fittissimi intrecciati. Per questo la giada non è durissima, ma è tenacissima: è molto difficile da rompere, ed è proprio questa qualità ad averla resa perfetta per gli attrezzi.
Le asce del Monviso
Nel Neolitico, oltre seimila anni fa, sulle pendici del Monviso, in Piemonte, e sul Monte Beigua, in Liguria, si estraevano rocce di giada a oltre duemila metri di quota, staccandole con il fuoco durante l’estate. Gli archeologi del progetto guidato da Pierre e Anne-Marie Pétrequin hanno riconosciuto quella giada alpina in grandi asce levigate ritrovate in tutta l’Europa occidentale, dalla Bretagna all’Inghilterra.

Molte di quelle asce non mostrano segni d’uso: erano oggetti di prestigio, scambiati e conservati come simboli di potere, non semplici attrezzi.
Come riconoscere i falsi
La giadeite di qualità costa moltissimo, e il mercato è pieno di trattamenti e imitazioni. La giada “di tipo B” è sbiancata con acidi e riempita di resina; quella “di tipo C” è tinta. Molte pietre vendute come giada sono altri minerali verdi, come serpentino, avventurina o vetro. Un prezzo troppo basso è il primo segnale; per un acquisto importante serve un certificato gemmologico.
Salute e longevità?
Nella cristalloterapia e nella tradizione popolare la giada proteggerebbe i reni, darebbe lunga vita e pace. Il nome stesso viene dallo spagnolo piedra de ijada, la pietra del fianco, perché si credeva curasse i dolori renali. Sono credenze senza prove: per i reni, la strada resta il medico.






