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Rubino: il rosso del cromo, i «falsi» delle corone reali e il primo laser della storia

di Francesco Ferrara ·

Foto: W.carter / Wikimedia Commons, CC BY 4.0

Il rosso più intenso della gioielleria, quello che gli esperti chiamano “sangue di piccione”. Il rubino è da secoli il re delle pietre colorate. Ma la sua storia è piena di sorprese: alcuni dei rubini più famosi del mondo non sono rubini, e uno sintetico ha cambiato la scienza del Novecento.

Che cos’è

Il rubino è corindone, ossido di alluminio, lo stesso minerale dello zaffiro. A colorarlo di rosso sono tracce di cromo, che lo rendono anche fluorescente: sotto la luce ultravioletta, e in parte anche sotto quella del sole, il rubino brilla di rosso, e per questo appare così vivo. Ha durezza 9 nella scala di Mohs, superato in natura solo dal diamante.

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I rubini più celebri vengono dalla valle di Mogok, in Myanmar; oggi molte pietre arrivano anche da Mozambico, Thailandia e Sri Lanka.

I rubini che non lo erano

Fino all’Ottocento si chiamava rubino qualunque pietra rossa. Così, quando i gemmologi hanno cominciato a distinguere i minerali, si è scoperto che il Rubino del Principe Nero, la grande pietra rossa al centro della corona imperiale britannica, è in realtà uno spinello, un minerale diverso. Lo stesso vale per altre pietre storiche delle corone europee.

Il primo laser

Nel 1960 il fisico americano Theodore Maiman costruì il primo laser funzionante della storia usando una barretta di rubino sintetico: il cromo nel cristallo, eccitato da un lampo di luce, emetteva un fascio rosso perfettamente coerente. Da quella barretta sono nati gli strumenti che oggi usiamo in medicina, nelle telecomunicazioni e nei lettori di codici a barre.

Una barretta di rubino sintetico per laser: con un cristallo come questo Theodore Maiman costruì nel 1960 il primo laser
Una barretta di rubino sintetico per laser: con un cristallo come questo Theodore Maiman costruì nel 1960 il primo laser della storia. Foto: Artem.G / Wikimedia Commons, CC BY-SA 4.0

Trattamenti da conoscere

Il rubino sintetico esiste dall’inizio del Novecento e costa pochissimo. Fra i naturali, quasi tutti sono scaldati per migliorare il colore, una pratica accettata. Diverso il caso dei rubini riempiti di vetro al piombo: pietre molto fratturate in cui le crepe vengono colmate di vetro, che costano poco ma vengono a volte vendute come rubini veri. Sono fragili e possono rovinarsi anche con i comuni detergenti. Per una pietra importante serve un certificato gemmologico.

Energia e vitalità?

Nella cristalloterapia il rubino darebbe energia, passione e “rinforzerebbe il sangue”. Sono credenze senza prove, e chi ha problemi di anemia o circolazione deve rivolgersi al medico. La storia vera del rubino, dalla corona inglese al laboratorio di Maiman, è già abbastanza straordinaria.

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