Verde scuro, a volte quasi nero, con macchie e venature chiare che ricordano la pelle di un serpente. Il serpentino si trova nei negozi di pietre come ciondoli e sfere, ma in Italia lo conosciamo soprattutto senza saperlo: è sulle facciate di alcune delle nostre chiese più belle.
Che cos’è
Serpentino non è un solo minerale ma un gruppo di silicati di magnesio, che si formano quando le rocce del mantello terrestre vengono trasformate dall’acqua. La roccia che ne è composta si chiama serpentinite. È piuttosto tenera, al tatto può sembrare quasi grassa, e si lucida bene.
Il verde di Prato
Le fasce verde scuro che alternate al marmo bianco decorano molte chiese toscane sono spesso serpentinite. La più famosa è il verde di Prato, estratto vicino alla città e usato per secoli nel Duomo di Prato, nel Duomo di Firenze e nel Battistero. Altre varietà si estraggono in Valmalenco, in Lombardia, e in Valle d’Aosta, e sono usate ancora oggi per pavimenti e rivestimenti.
Per i geologi le serpentiniti sono preziose per un altro motivo: sono pezzi di antico fondale oceanico finiti sulle montagne, sollevati quando le placche si sono scontrate. Sulle Alpi e sugli Appennini se ne trovano molte, testimoni dell’oceano che un tempo separava l’Europa dall’Africa.

Il rischio da conoscere
Uno dei minerali del gruppo del serpentino è il crisotilo, cioè l’amianto bianco, il più usato in passato nell’edilizia. Non tutte le pietre di serpentino lo contengono, e i pezzi lucidati e compatti, da tenere in mano o da indossare, non liberano fibre. Il rischio riguarda chi taglia, leviga o frantuma la roccia grezza, perché la polvere può contenere fibre di amianto. Per questo le cave e le lavorazioni sono controllate.
Per lo stesso motivo il serpentino grezzo non va mai grattato, polverizzato o messo nell’acqua da bere.
Protezione e kundalini?
Nella cristalloterapia il serpentino proteggerebbe dai “serpenti” e risveglierebbe l’energia kundalini, oltre a curare vari disturbi. Sono credenze senza prove. La storia vera è sotto i nostri occhi: basta guardare la facciata di una cattedrale toscana.




