Nera, lucida come uno specchio, con fratture curve e taglienti. L’ossidiana sembra vetro, e in effetti lo è: un vetro fatto dalla natura, dentro i vulcani. Per migliaia di anni è stata una delle materie prime più preziose del Mediterraneo, e l’Italia era fra i suoi principali fornitori.
Come si forma
L’ossidiana nasce da una lava molto ricca di silice che si raffredda così in fretta da non lasciare agli atomi il tempo di ordinarsi in cristalli. Il risultato è un vetro vulcanico, di solito nero per via di minuscole particelle di ferro e magnesio, a volte marrone, grigio o verdastro.
Esistono varietà con nomi suggestivi: l’ossidiana fiocco di neve, con macchie chiare di cristalli che hanno cominciato a formarsi, e l’ossidiana mogano, con striature rossastre. Le cosiddette “lacrime di apache” sono piccoli noduli tondeggianti.
Più affilata del bisturi
Quando si rompe, l’ossidiana forma bordi sottilissimi, molto più affilati di una lama d’acciaio. Per questo nella preistoria era perfetta per fare coltelli, raschiatoi e punte di freccia. Ancora oggi in alcuni esperimenti si sono provati bisturi di ossidiana per incisioni molto fini.

L’oro nero del Neolitico
Nel Mediterraneo le fonti di ossidiana erano poche, e quattro erano in Italia: Lipari nelle Eolie, Pantelleria, Palmarola nell’arcipelago pontino e il Monte Arci in Sardegna. Già nel Neolitico, migliaia di anni fa, l’ossidiana di queste isole viaggiava per mare fino in Francia, nella penisola e oltre. Ogni giacimento ha una composizione chimica sua, e gli archeologi la usano come una firma per ricostruire le antiche rotte commerciali.
Protezione e pietre “che assorbono”?
Nella cristalloterapia l’ossidiana è considerata una pietra di protezione, capace di assorbire le energie negative e di “far emergere le verità nascoste”. Sono credenze senza prove. Le proprietà vere sono altre, e una richiede attenzione: le schegge di ossidiana grezza tagliano davvero, quindi i pezzi non lavorati vanno maneggiati con cura e tenuti lontani dai bambini.




