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Tatuaggio con il teschio messicano: la vera storia della Catrina e del Giorno dei morti

di Monica Della Ragione ·

Foto: José Guadalupe Posada / Wikimedia Commons, Public domain

Un teschio decorato con fiori, cuori e ghirigori colorati, a volte con un grande cappello piumato. Il teschio messicano è un tatuaggio molto amato, che a prima vista sembra macabro e invece parla di festa, di memoria e perfino di satira politica.

Il Giorno dei morti

In Messico, il 1° e il 2 novembre si celebra il Día de Muertos, il Giorno dei morti. Non è una giornata triste: le famiglie preparano altari colorati con fiori di cempasúchil, candele, cibo, fotografie dei propri cari, e vanno a trovarli al cimitero con musica e allegria. È una tradizione che unisce radici indigene e cattoliche, ed è riconosciuta dall’UNESCO come patrimonio culturale immateriale dell’umanità.

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I teschi decorati, le calaveras, sono ovunque in quei giorni: di zucchero, di cioccolato, dipinti sui volti. Rappresentano i defunti in modo affettuoso e ironico, come se la morte facesse parte della vita.

Un altare per il Día de Muertos, con fiori, candele e teschi decorati: in Messico è una festa per ricordare i defunti.
Un altare per il Día de Muertos, con fiori, candele e teschi decorati: in Messico è una festa per ricordare i defunti. Foto: Luisroj96 / Wikimedia Commons, CC BY-SA 3.0

La Catrina era una satira

La figura più famosa, la Catrina, la signora scheletro con il grande cappello, nasce all’inizio del Novecento da un’incisione dell’artista messicano José Guadalupe Posada. Il suo nome originale era La Calavera Garbancera, e prendeva in giro i messicani che rinnegavano le proprie origini per imitare la moda europea: sotto il cappello elegante, diceva, siamo tutti teschi uguali.

Fu il pittore Diego Rivera, decenni dopo, a darle il nome di Catrina e un abito elegante in un suo celebre murale. Da lì è diventata un simbolo nazionale.

Le calaveras, del resto, non erano solo disegni. All’inizio del Novecento i giornali popolari pubblicavano in quei giorni poesie satiriche, chiamate anch’esse calaveras, in cui politici e personaggi famosi venivano immaginati già morti. Posada illustrava proprio quei fogli.

Un simbolo da rispettare

Chi sceglie questo tatuaggio porta sulla pelle un pezzo di una tradizione viva, legata al ricordo dei defunti. Conoscerne il significato aiuta a scegliere i dettagli con consapevolezza. Come per ogni tatuaggio molto colorato, servono un tatuatore esperto, un centro autorizzato e inchiostri conformi alle regole europee, e una cura attenta nelle settimane successive.

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