Azzurro pallido, morbida alla vista, con un nome che promette pace e protezione. L’angelite è una pietra molto popolare nei negozi di cristalli. Il suo nome però è un’invenzione recente, e dietro c’è un minerale con una caratteristica che chi la compra dovrebbe conoscere.
Che cos’è
Angelite è un nome commerciale, nato negli ultimi decenni del Novecento, per una varietà azzurra di anidrite: un solfato di calcio senza acqua, che in natura si presenta di solito bianco, grigio o leggermente violaceo. L’azzurra arriva soprattutto dal Perù.
L’anidrite si forma per evaporazione di antichi mari e laghi salati, insieme a gesso e salgemma, e in alcune rocce in profondità. Ha una durezza di 3,5 nella scala di Mohs: si graffia con una moneta.
In Italia l’anidrite è comune nelle rocce evaporitiche, per esempio in Sicilia e lungo l’Appennino, nate circa sei milioni di anni fa, quando il Mediterraneo si prosciugò in gran parte: un evento che i geologi chiamano crisi di salinità del Messiniano. Qui però l’anidrite è quasi sempre bianca o grigia, senza il colore delle pietre peruviane.
Il punto debole: l’acqua
Il nome anidrite viene dal greco “senza acqua”. Ed è proprio l’acqua il suo problema: a contatto con l’umidità l’anidrite tende ad assorbirla e a trasformarsi lentamente in gesso, gonfiandosi e perdendo lucentezza. Per questo l’angelite non va lavata, immersa o lasciata in bagno, e non va usata per “caricare” l’acqua come suggeriscono alcune pratiche. Si pulisce con un panno asciutto. È proprio la parentela con il gesso a spiegare perché sia così delicata: basta un po’ di umidità per avviare la trasformazione.
Anche il sole forte può sbiadirne l’azzurro nel tempo.
Angeli e comunicazione spirituale?
Nella cristalloterapia l’angelite favorirebbe il contatto con gli angeli, la calma e la comunicazione. Come suggerisce la storia del nome, si tratta di credenze senza prove costruite intorno a un nome commerciale. Resta un minerale dal colore delicato, da tenere all’asciutto e da maneggiare con cura.





