Un angelo con le ali spiegate sulla schiena, un piccolo cherubino sul polso, un paio d’ali dietro le spalle. I tatuaggi con gli angeli sono fra i più scelti per ricordare una persona cara o per sentirsi protetti. La loro iconografia ha una storia lunga, con qualche sorpresa.
Messaggeri
La parola angelo viene dal greco ángelos, che significa messaggero. Nella Bibbia gli angeli portano i messaggi di Dio agli uomini, proteggono, combattono. Tre sono chiamati per nome nella tradizione cattolica: Michele, il guerriero che sconfigge il drago, Gabriele, l’angelo dell’Annunciazione, e Raffaele, che accompagna e guarisce.
L’idea dell’angelo custode, un angelo che veglia su ciascuno, è molto antica ed è entrata nella devozione popolare: è uno dei motivi più frequenti dietro questi tatuaggi.
Le ali non ci sono sempre state
Gli angeli delle prime immagini cristiane erano giovani uomini senza ali. Le ali compaiono nell’arte cristiana più tardi, intorno al IV secolo, prendendo forse ispirazione dalle figure alate dell’arte classica, come la Vittoria. I paffuti bambini alati che chiamiamo cherubini, invece, sono un’invenzione del Rinascimento, nata dagli amorini dell’arte antica: nella Bibbia i cherubini sono creature imponenti e tutt’altro che tenere.

Nell’arte gli angeli si riconoscono anche dagli oggetti che portano: Michele la spada o la bilancia con cui pesa le anime, Gabriele il giglio, Raffaele il bastone del viandante e a volte un pesce, dalla storia di Tobia. Sono dettagli che possono dare a un tatuaggio un significato preciso.
Quale stile
Gli angeli si prestano a molti stili: il realismo in bianco e nero, ispirato alle statue e ai dipinti, i tratti sottili delle ali stilizzate, il tradizionale con colori pieni. Le figure realistiche con molti dettagli richiedono spazio, come schiena, spalla o coscia, e un tatuatore esperto nel chiaroscuro. Su zone piccole funzionano meglio le ali o i simboli essenziali.
Le regole di sempre
Che sia un ricordo o un portafortuna, un tatuaggio è una piccola procedura invasiva. L’Istituto Superiore di Sanità raccomanda tatuatori con l’attestato del corso regionale, centri autorizzati, aghi monouso e inchiostri sterili e a norma, e una cura attenta nelle settimane dopo, lontano dal sole e dall’acqua di mare e piscina.






