Le uova sono uno di quegli alimenti che si comprano quasi in automatico e che spesso, una volta a casa, finiscono nel portauova del frigorifero senza più la loro scatola. Per questo il richiamo diffuso in questi giorni dal Ministero della Salute merita due minuti di attenzione in più.
L’azienda agricola Olivero Claudio di Monasterolo di Savigliano, in provincia di Cuneo, ha ritirato le sue uova biologiche dopo che i controlli interni hanno trovato la possibile presenza di Salmonella typhimurium. L’avviso è del 19 ottobre e riguarda lotti che scadono fra il 26 ottobre e l’11 novembre 2026: molti, quindi, sono ancora nelle case.
I lotti
- Olivero Claudio, uova sfuse e in confezioni da 4 o 6: lotti 1A280926, 1A290926 e tutti quelli da 1A300926 a 1A141026
- SìEssenziale, confezione da 10: lotto 1A081026, scadenza 5 novembre 2026
Se la scatola non c’è più
Basta guardare il guscio. Tutte le uova arrivano dall’allevamento con codice 128CN019: sul guscio compare preceduto da «0IT», dove lo zero indica il metodo biologico e IT l’Italia, mentre CN è la sigla della provincia di Cuneo. Se il codice coincide e la scadenza rientra nel periodo indicato, le uova vanno messe da parte.
Perché le uova crude sono il rischio maggiore
La Salmonella muore con il calore, ma servono una cottura completa e un tuorlo ben sodo. Il pericolo vero arriva dalle preparazioni in cui l’uovo resta crudo o quasi: la maionese fatta in casa, il tiramisù, lo zabaione, l’uovo alla coque, la carbonara quando l’uovo resta liquido. Anche il guscio va maneggiato con attenzione: dopo averlo rotto meglio lavarsi le mani, e non usare la stessa superficie per cibi che non verranno cotti.
L’infezione si manifesta di solito fra le 6 e le 72 ore dopo il pasto, con diarrea, febbre, crampi alla pancia e a volte vomito. Nella maggior parte delle persone passa da sola in qualche giorno, bevendo molto. Per bambini piccoli, anziani, donne in gravidanza e chi ha le difese basse può invece diventare seria, e in caso di sintomi è bene sentire il medico.
Le uova dei lotti richiamati non vanno consumate, nemmeno cotte, e si possono riportare al negozio dove sono state acquistate.






