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Berillo: il minerale di smeraldo e acquamarina, e dell’elemento che porta il suo nome

di Francesco Ferrara ·

Foto: Géry PARENT / Wikimedia Commons, CC0

Il nome dice poco a molti, eppure tutti ne conoscono almeno due varietà: lo smeraldo e l’acquamarina. Il berillo è il minerale che sta dietro ad alcune delle gemme più amate, e ha persino dato il nome a un elemento chimico.

Che cos’è

Il berillo è un silicato di berillio e alluminio. Non è una roccia, come si legge in qualche sito, ma un minerale con cristalli ben definiti: prismi a sei facce, a volte lunghi decine di centimetri. È duro, 7,5-8 nella scala di Mohs, e si forma soprattutto nelle pegmatiti, rocce nate dalle ultime fasi di raffreddamento dei magmi granitici.

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Puro è incolore, e si chiama goshenite. Bastano tracce di altri elementi per cambiare tutto.

Un minerale, molte gemme

Il cromo o il vanadio lo colorano di verde intenso, ed è lo smeraldo. Il ferro lo rende azzurro, l’acquamarina, o giallo, l’eliodoro. Il manganese lo tinge di rosa pesca, la morganite, che prende il nome dal banchiere americano J. P. Morgan, grande collezionista di gemme.

Un cristallo di acquamarina, la varietà azzurra del berillo: il colore viene dal ferro.
Un cristallo di acquamarina, la varietà azzurra del berillo: il colore viene dal ferro. Foto: AdamStejskal / Wikimedia Commons, CC BY 4.0

Lo smeraldo è la varietà più preziosa e anche la più fragile, perché contiene quasi sempre piccole inclusioni e fratture. I più famosi vengono dalla Colombia, come quelli della miniera di Muzo. L’acquamarina, al contrario, forma spesso cristalli limpidi e grandi.

L’elemento nascosto

Alla fine del Settecento il chimico francese Louis-Nicolas Vauquelin, analizzando il berillo e lo smeraldo, scoprì che contenevano un elemento sconosciuto. Era il berillio, che prese il nome proprio dal minerale. Oggi è usato in leghe speciali e nell’industria aerospaziale; la sua polvere è tossica per chi la respira, ma è un rischio per chi lavora i metalli, non per chi porta un’acquamarina al dito.

E i benefici?

Nella cristalloterapia il berillo darebbe coraggio, calma e “purificazione”. Sono credenze senza prove. Il fenomeno della stella, citato in qualche testo, è invece rarissimo nel berillo: è molto più tipico di zaffiri e rubini.

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