Chi abita in Campania, Sicilia, Calabria o Emilia-Romagna da questa mattina può prenotare il vaccino contro l’influenza. Lunedì 12 ottobre è il giorno in cui la campagna si allarga a quattro Regioni in un colpo solo, e in cui la Lombardia, che dal 1° ottobre vaccinava soltanto le persone più a rischio, apre a tutti.
Il resto d’Italia si muove in ordine sparso. Il Piemonte comincia martedì 13, il Friuli-Venezia Giulia mercoledì 14. Umbria, Veneto e Lazio sono partite nei giorni scorsi. Toscana e Liguria hanno scelto di procedere per gruppi, prima bambini, anziani e malati cronici, poi gli altri: in Liguria il turno di tutti arriva il 15 novembre. Le date possono cambiare anche da una ASL all’altra, perciò prima di muoversi conviene guardare il sito della propria Regione o fare una telefonata al medico di famiglia.
Gratis sì, ma non per tutti
Il vaccino non è obbligatorio per nessuno. Il Ministero della Salute lo raccomanda e lo offre gratuitamente a chi con l’influenza rischia di più: chi ha compiuto 60 anni, le donne in gravidanza, i bambini fra i 6 mesi e i 6 anni, i malati cronici di qualunque età, gli ospiti delle residenze per anziani, chi lavora in sanità e alcune altre categorie di lavoratori. Per chi è fuori da questo elenco decide la Regione, e le regole non sono uguali dappertutto.
Si fa dal medico di famiglia, dal pediatra, nei centri vaccinali e in molte Regioni anche in farmacia. Chi deve fare pure il richiamo contro il Covid può riceverli nella stessa seduta, uno per braccio.
Il virus è già arrivato
I primi virus influenzali della stagione sono stati isolati in Italia nei giorni scorsi. Appartengono quasi tutti al tipo A, nei due sottotipi H1 e H3. Negli ambulatori crescono le visite per febbre e tosse, come succede ogni ottobre, e per ora nessuno parla di allarme. Manca ancora il termometro ufficiale: RespiVirNet, la sorveglianza dell’Istituto Superiore di Sanità che ogni settimana conta i casi, non ha ripreso le pubblicazioni.
Le previsioni che circolano fra gli esperti parlano di 12-14 milioni di italiani a letto da qui alla primavera, con il momento peggiore nel cuore dell’inverno.
Perché non conviene rimandare
Dopo l’iniezione l’organismo impiega circa due settimane per costruire le difese, che poi durano qualche mese. Chi si vaccina adesso, o entro novembre, arriva protetto alle settimane in cui ci si ammala di più. Chi aspetta di vedere i colleghi con la febbre rischia di muoversi tardi. L’unico buon motivo per rinviare è avere la febbre il giorno dell’appuntamento.
Resta una cosa che ogni anno genera delusioni. Il vaccino protegge dall’influenza vera, quella che arriva di colpo con febbre alta e ossa rotte e tiene a letto per giorni. Contro i raffreddori e gli altri virus dell’inverno, più numerosi e in genere più leggeri, non può fare nulla.



