Un bambino nato in Italia oggi può aspettarsi di vivere in media 83,7 anni, il valore più alto mai registrato. È la buona notizia con cui si apre il capitolo sulla salute del Rapporto Bes 2026, l’indagine con cui l’Istat misura ogni anno il benessere degli italiani, pubblicata il 26 ottobre. Dentro quella media, però, ci sono due Italie che si allontanano.
Dove si vive di più, e dove di meno
Nel Nord la speranza di vita arriva a 84,2 anni, nel Mezzogiorno si ferma a 82,8. Nel 2004 la distanza era di poco più di otto mesi, oggi è di quasi un anno e mezzo. Agli estremi ci sono la provincia di Trento, con 85 anni, e la Campania, ultima con 82,1.
La differenza diventa ancora più grande se si guardano gli anni vissuti in buona salute: 60,3 al Nord, 56,7 al Sud. Fra la provincia di Bolzano e la Calabria ci sono più di quindici anni.
Non c’entra solo la sanità. Nel Mezzogiorno quasi un adulto su due è in sovrappeso, contro una media nazionale del 44,7%, e i posti letto nelle strutture per anziani sono un terzo di quelli del Nord-est: in Campania appena 20,5 ogni diecimila abitanti.
Chi rinuncia alle cure, e perché
Il dato che fa più discutere riguarda le visite saltate. Nel 2025 il 9,6% della popolazione, cioè oltre 5,6 milioni di persone, ha rinunciato ad almeno una visita specialistica o a un esame di cui aveva bisogno. Il motivo più citato sono le liste d’attesa, seguite dai costi; per altri il problema è raggiungere l’ambulatorio.
Rinunciano più le donne degli uomini, e le più colpite sono le donne fra i 35 e i 44 anni: una su sette. È l’età in cui spesso si lavora e ci si occupa insieme di figli piccoli e genitori anziani, e la propria salute scivola in fondo alla lista.
Il medico di famiglia con troppi pazienti
C’è poi la porta d’ingresso della sanità. Più della metà dei medici di famiglia, il 54,5%, segue oltre 1.500 assistiti; dieci anni fa era il 28%. Più pazienti vuol dire meno tempo per ciascuno, e più fatica a ottenere un appuntamento.
Qualche segnale positivo c’è: gli italiani sedentari sono scesi dal 40% a meno del 30% in dieci anni, e la mortalità evitabile resta molto più bassa della media europea. Ma il rapporto lascia una domanda aperta: quanto può durare un primato di longevità se un numero crescente di persone smette di farsi visitare?


