Il pane è fra gli alimenti che finiscono più spesso nella spazzatura. Eppure la cucina italiana è piena di piatti nati proprio per usare quello del giorno prima.
Sette modi per riusarlo
- Pangrattato: tostato in forno e frullato, si conserva in un barattolo.
- Crostini per zuppe e insalate, a cubetti in padella o in forno.
- Bruschette: una fetta abbrustolita torna croccante.
- Panzanella e pappa al pomodoro, i classici toscani.
- Polpette e ripieni: ammollato nel latte o nell’acqua, rende morbido l’impasto.
- Canederli e gnocchi di pane.
- Torta di pane, con latte, uova e frutta.
Come conservarlo più a lungo
- In un sacchetto di carta o di tela, non di plastica chiusa, che trattiene umidità.
- Fuori dal frigorifero: al freddo indurisce prima.
- In congelatore, già a fette: si tirano fuori solo quelle che servono e si scaldano in pochi minuti.
Come farlo rinvenire
Una pagnotta indurita torna fragrante se la inumidisci appena sotto il rubinetto e la passi in forno caldo per qualche minuto. Va mangiata subito.
Raffermo non vuol dire andato a male
Il pane raffermo è semplicemente pane che ha perso acqua: è secco e duro, ma è buono da mangiare e ancora di più da cucinare. Quello ammuffito è un’altra cosa: si riconosce dalle macchie verdi, bianche o nere e dall’odore di chiuso.
In congelatore il pane si conserva per alcuni mesi, ma dà il meglio entro due o tre. Conviene congelarlo quando è ancora fresco, già affettato, in sacchetti ben chiusi da cui togliere più aria possibile.
Il pane confezionato dura più a lungo di quello del forno, perché spesso contiene conservanti o è trattato per rallentare la muffa. Anche una volta aperto resiste di più, ma va controllato lo stesso prima di mangiarlo.
Quando buttarlo: se c’è muffa, il pane va gettato tutto. Togliere la parte verde non basta, perché la muffa si estende anche dove non si vede.



