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Malinconia d’autunno: quando il calo di umore ha un nome

di Redazione ·

Foto: Сергей Пятаков / РИА Новости / Wikimedia Commons, CC BY 4.0

Fuori è ancora buio quando suona la sveglia, e quando si esce dal lavoro è già sera. Dopo il cambio dell’ora la giornata sembra più corta di colpo, e con lei si accorciano anche la voglia di uscire, la pazienza, l’energia. Molti la chiamano semplicemente malinconia d’autunno.

Per la maggior parte delle persone è un fastidio passeggero. Per qualcuno, però, quel calo d’umore ha un nome preciso, e torna ogni anno con la stessa puntualità.

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Il disturbo che segue il calendario

Si chiama disturbo affettivo stagionale, e nei testi inglesi è conosciuto con la sigla SAD, che non per caso significa anche «triste». È una forma di depressione che di solito comincia in autunno o all’inizio dell’inverno e si attenua con la primavera.

Il servizio sanitario inglese, l’NHS, ricorda che la diagnosi si prende in considerazione quando i sintomi tornano nello stesso periodo dell’anno per almeno due anni di fila. Un novembre storto, da solo, non basta.

Perché c’entra la luce

La causa precisa non è nota, ma la pista principale porta alla luce del giorno. La luce che entra dagli occhi regola l’orologio interno del corpo, quello che decide quando abbiamo sonno e quando siamo svegli.

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Con meno luce, il corpo tende a produrre più melatonina, l’ormone che prepara al sonno, e questo spiega in parte la sonnolenza. Allo stesso tempo potrebbe calare l’attività della serotonina, una delle sostanze che il cervello usa per regolare l’umore. Il risultato è un orologio interno che va fuori tempo rispetto alla giornata.

I segnali da non confondere con la stanchezza

Chi ne soffre descrive più o meno le stesse cose. Un umore basso che dura quasi tutto il giorno. La perdita di interesse per ciò che di solito piace. Irritabilità, difficoltà a concentrarsi, la sensazione di essere inutili o in colpa.

Ci sono poi due segnali che lo distinguono da altre forme di depressione: si dorme di più, e non di meno, e aumenta la fame, soprattutto di pane, pasta e dolci. Più che la tristezza, a molti pesa proprio questa sensazione di letargo.

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La differenza con la normale malinconia stagionale sta nell’intensità e nella durata. Se per settimane il lavoro, le relazioni e la vita di tutti i giorni ne risentono, non è più solo un po’ di stanchezza.

Come si cura

Le strade sono quelle della depressione: la psicoterapia, in particolare quella cognitivo comportamentale, e quando serve i farmaci antidepressivi, prescritti dal medico. A molte persone la cura serve ogni inverno, iniziandola prima che i sintomi tornino.

Si parla molto anche della terapia della luce, con lampade che riproducono la luce del giorno, intorno ai 10.000 lux, da tenere davanti per un certo tempo al mattino. L’NHS riconosce che a molti è utile, ma ricorda che le prove scientifiche sono ancora limitate e consiglia di parlarne con il medico prima: non è adatta a chi ha alcune malattie degli occhi o prende farmaci che rendono sensibili alla luce.

Quello che si può fare da subito

I consigli più semplici sono anche quelli più sensati, e servono a chiunque si senta un po’ giù in questa stagione. Passare del tempo all’aperto ogni giorno, anche quando il cielo è coperto: la luce esterna è comunque molto più intensa di quella di casa. Muoversi con regolarità. Andare a letto e alzarsi più o meno alla stessa ora, anche nel fine settimana. Non chiudersi, e continuare a vedere le persone.

Se il malumore non passa o peggiora, il primo passo è parlarne con il medico di famiglia. E se compaiono pensieri di farsi del male, non si aspetta: si chiede aiuto subito, anche chiamando il 112.

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