Venti secondi. È il tempo che serve per lavarsi le mani come si deve, e molti si fermano parecchio prima: una passata veloce sotto il rubinetto e via. Il 15 ottobre, Giornata mondiale del lavaggio delle mani, ricorda dal 2008 che in quei venti secondi sta una delle difese più efficaci, e meno costose, contro i malanni dell’inverno.
Un raffreddore su cinque in meno
Non è un modo di dire. Secondo i Centri per il controllo delle malattie degli Stati Uniti (CDC), nelle comunità in cui si insegna a lavarsi bene le mani le infezioni respiratorie, raffreddore compreso, calano di circa un quinto, e le malattie con diarrea di una quota che va da un quarto al 40%.
La spiegazione sta in un gesto che facciamo senza accorgercene: ci tocchiamo il viso di continuo. Virus e batteri passano da una maniglia, da un corrimano o dal telefono alle dita, e da lì a bocca, naso e occhi. Il sapone interrompe il viaggio a metà.
I punti che restano sporchi
Chi si lava in fretta strofina i palmi e poco altro. Restano fuori i pollici, gli spazi fra le dita, il dorso della mano, i polsi e soprattutto la zona sotto le unghie, dove i germi si annidano meglio. Un lavaggio fatto bene passa da tutti questi punti, con le mani insaponate e lontane dal getto, e si chiude con un risciacquo abbondante.
Conta anche l’asciugatura, che molti considerano un dettaglio. Dalle mani umide i germi passano con più facilità a quello che si tocca, quindi serve un asciugamano pulito o un po’ di carta.
Acqua calda e sapone antibatterico, due falsi amici
La temperatura dell’acqua non cambia il risultato. A portare via lo sporco sono il sapone e lo sfregamento, e l’acqua fredda va benissimo. Lo stesso vale per i saponi antibatterici, che in casa non danno alcun vantaggio rispetto a una saponetta qualunque.
Il gel a base alcolica è un buon ripiego quando un lavandino non c’è, a patto che contenga almeno il 60% di alcol e che lo si strofini finché le mani sono asciutte. Ha però due limiti. Sulle mani unte o visibilmente sporche lavora male, e contro alcuni virus intestinali, come il norovirus, acqua e sapone restano più efficaci.
I momenti che contano di più
Prima di cucinare e di sedersi a tavola, dopo il bagno, dopo aver cambiato un pannolino, dopo essersi soffiati il naso. E poi al rientro a casa, specie dopo un viaggio sui mezzi pubblici, e ogni volta che si è toccata carne cruda o la spazzatura. Chi assiste una persona malata dovrebbe farlo prima e dopo.
Con i bambini le prediche servono a poco, imparano guardando i grandi. Uno sgabello davanti al lavandino e una canzoncina che duri venti secondi fanno il resto. E se a forza di lavaggi e di freddo la pelle si screpola, basta asciugare tamponando e mettere un po’ di crema: i taglietti, oltre a fare male, sono una porta aperta per i germi.



