Rosso mattone, giallo senape, verde bosco, a volte con disegni che sembrano paesaggi. Il diaspro è una delle pietre più comuni e più usate dall’uomo, dai sigilli degli antichi ai tavoli intarsiati delle corti italiane.
Che cos’è
Il diaspro è una forma di quarzo microcristallino, parente del calcedonio e dell’agata, ma opaco. A renderlo opaco e colorato sono le impurità intrappolate mentre si forma: argilla, sabbia e soprattutto ossidi di ferro, che danno il rosso e il giallo. Si forma quando la silice disciolta nell’acqua si deposita fra rocce e sedimenti e cementa tutto in una massa compatta e dura, 6,5-7 nella scala di Mohs.
Ne esistono decine di varietà, con nomi spesso commerciali: diaspro rosso, diaspro paesaggio, diaspro leopardo. Alcune pietre vendute come diaspro, in realtà, sono rocce diverse.
Una pietra antichissima
Il diaspro è stato usato fin dalla preistoria per fare utensili, perché si scheggia bene, e poi per incidere sigilli e gemme: Greci, Etruschi e Romani lo intagliavano per farne anelli con figure di divinità e animali. Il nome viene dal greco íaspis, che a sua volta potrebbe venire da lingue del Vicino Oriente.
In Italia ha una storia speciale. A Firenze, dal Cinquecento, i Medici fecero nascere la tecnica del commesso in pietre dure: mosaici composti da pietre tagliate a mano, fra cui diaspri di diversi colori, accostate così bene da sembrare dipinti. La tradizione continua ancora oggi all’Opificio delle Pietre Dure, che ne custodisce i capolavori.
E le proprietà curative?
Nei testi di cristalloterapia il diaspro rosso viene consigliato a chi ha carenza di ferro, per “ossigenare il sangue”, regolare il ciclo e sostenere la gravidanza. Sono affermazioni senza prove, e su questi temi anche pericolose: una pietra in tasca non cede ferro all’organismo. La stanchezza e il pallore da anemia vanno indagati con un esame del sangue, e il ferro, se serve, lo prescrive il medico. Lo stesso vale per i disturbi del ciclo e la gravidanza, che vanno seguiti da un professionista.
Come pietra da collezione o da gioiello, invece, il diaspro è resistente, economico e pieno di storia: un piccolo pezzo di quell’arte che ha reso famosa Firenze.


