Una foglia nel ragù, due nei legumi, qualcuna nell’arrosto. L’alloro è fra gli aromi più antichi della cucina mediterranea. È facile da usare, ma chi lo raccoglie da sé deve saperlo riconoscere.
Che cos’è
L’alloro, Laurus nobilis, è un arbusto sempreverde molto comune in giardini e siepi. Si usano le foglie, fresche o essiccate. Quelle secche hanno un aroma più morbido; quelle fresche sono più intense e leggermente amare.
Come si usa
- Nei piatti a cottura lunga: legumi, zuppe, sughi, brasati, arrosti.
- Per profumare l’acqua di cottura di patate, castagne e pesce.
- Nelle marinature e nelle conserve.
Come le altre erbe aromatiche aiuta a dare sapore usando meno sale, un’abitudine consigliata dalle Linee guida italiane per una sana alimentazione.
La foglia intera si toglie prima di servire: resta rigida anche dopo la cottura, con bordi taglienti, e non va mangiata.
Attenzione a non confonderlo. Il lauroceraso, molto usato per le siepi, ha foglie simili ma più grandi e lucide, ed è tossico. Anche l’oleandro, velenoso, ha foglie allungate. L’alloro vero si riconosce dal profumo intenso che sprigiona quando si spezza una foglia. Se hai un dubbio, non usare la pianta: compra l’alloro al supermercato.
E l’infuso di alloro?
La tradizione lo usa dopo i pasti come digestivo. Non ci sono studi solidi a sostegno di effetti curativi: resta una bevanda calda aromatica, da bere con moderazione.
Quante foglie, e come conservarle
Ne bastano una o due per una pentola: l’aroma è intenso, e in eccesso copre gli altri sapori lasciando un fondo amaro.
L’alloro secco non diventa pericoloso con il tempo, ma dopo circa un anno perde gran parte del profumo. Va tenuto in un barattolo chiuso, lontano dalla luce e dal calore dei fornelli.
Chi ha un balcone può coltivarlo in vaso: è una pianta robusta, che sopporta bene il freddo e la potatura. Cresce lentamente e chiede poco, a parte un po’ di sole.



