“Senza olio di palma” è una delle scritte più diffuse sulle confezioni. Ma che cosa ha detto davvero la scienza su questo grasso? Le questioni sono due, e spesso vengono confuse.
Prima questione: i contaminanti
Nel maggio 2016 l’EFSA, l’autorità europea per la sicurezza alimentare, ha pubblicato una valutazione su alcune sostanze che si formano quando gli oli vegetali vengono raffinati ad alte temperature, intorno ai 200 gradi. Si chiamano glicidil esteri, 3-MCPD e 2-MCPD.
- I livelli più alti sono stati trovati negli oli e nei grassi di palma, seguiti da altri oli e grassi vegetali.
- Per i glicidil esteri l’EFSA non ha fissato una soglia sicura, perché ci sono prove che siano genotossici e cancerogeni.
- La preoccupazione riguarda soprattutto i più giovani, che in proporzione al peso ne assumono di più.
Il problema quindi non è la palma in sé, ma il modo in cui l’olio viene lavorato. Dopo quella valutazione l’industria ha modificato i processi e l’Unione europea ha introdotto limiti massimi per queste sostanze negli alimenti.
Seconda questione: i grassi saturi
L’olio di palma è composto per circa metà da grassi saturi, più dell’olio d’oliva o di girasole e meno del burro. Le Linee guida italiane per una sana alimentazione raccomandano di limitare i grassi saturi nel loro insieme, da qualunque alimento arrivino.
Che cosa significa per la spesa
- “Senza olio di palma” non vuol dire “sano”: spesso è sostituito da altri grassi, a volte altrettanto ricchi di saturi. Conviene leggere la tabella nutrizionale.
- Biscotti, merendine, creme spalmabili e snack vanno consumati con moderazione, qualunque grasso contengano.
- Per cucinare e condire, la scelta di tutti i giorni resta l’olio extravergine d’oliva.
Etichette, certificazioni e olio di cocco
Le certificazioni di “olio di palma sostenibile” riguardano l’ambiente e le condizioni di produzione, non le caratteristiche nutrizionali: un prodotto certificato non è per questo più sano.
L’olio di cocco, spesso proposto come alternativa, non è migliore sul piano dei grassi: ne contiene ancora di più saturi rispetto all’olio di palma.
Riconoscerlo in etichetta è semplice: le norme europee impongono di indicare l’origine degli oli vegetali, quindi nella lista degli ingredienti deve comparire la dicitura “olio di palma” o “grasso di palma”.



