Succede spesso a tavola, o la mattina appena svegli. Qualcuno inizia a parlare in modo strano, la tazza gli scivola di mano, un lato del viso sembra «cadere». E la reazione più comune, raccontano i medici dei pronto soccorso, è aspettare: magari è un calo di pressione, magari passa. È proprio quell’attesa a fare i danni maggiori.
Quanto vale un minuto
Nell’ictus più frequente, quello ischemico, un’arteria del cervello si chiude e una parte dei neuroni resta senza sangue. Un neurologo americano, Jeffrey Saver, ha provato a calcolare quanto costa il ritardo: in media, per ogni minuto senza cure, si perdono circa 1,9 milioni di neuroni. Da qui lo slogan che si ripete in ogni campagna: il tempo è cervello.
Le cure che sciolgono o rimuovono il coagulo funzionano tanto meglio quanto prima arrivano. La trombolisi, il farmaco che scioglie il trombo, si può fare di regola entro quattro ore e mezza dall’inizio dei sintomi; la trombectomia, che lo aspira con un catetere, in alcuni casi anche più tardi. Ma solo in un ospedale attrezzato.
Viso, braccio, parola
Per riconoscerlo si usa un piccolo test che chiunque può fare in pochi secondi:
- chiedere alla persona di sorridere: un angolo della bocca resta fermo?
- chiederle di alzare le braccia: una scende o non si alza?
- chiederle di ripetere una frase semplice: le parole escono impastate o sbagliate?
Basta uno di questi segnali per chiamare subito il 118, o il 112 dove è attivo il numero unico, annotando l’ora in cui tutto è cominciato. Meglio l’ambulanza dell’auto privata: il personale avvisa l’ospedale, che si prepara prima dell’arrivo.
I segnali che quasi nessuno conosce
In un’indagine dell’associazione A.L.I.Ce. Italia la maggior parte degli intervistati sapeva che la paralisi di un lato del corpo può indicare un ictus. Solo l’11% sapeva che lo può essere anche una perdita improvvisa della vista. Altri campanelli sono un mal di testa violento e improvviso, diverso dal solito, e la perdita di equilibrio senza motivo.
Riguarda anche chi si sente giovane
In Italia l’ictus colpisce circa 100 mila persone ogni anno ed è la prima causa di disabilità. Secondo uno studio pubblicato sul New England Journal of Medicine, nel mondo un adulto su quattro ne avrà uno nel corso della vita. La maggior parte dei casi è legata a fattori che si possono controllare: pressione alta prima di tutto, poi fumo, diabete, colesterolo e fibrillazione atriale. Misurare la pressione ogni tanto, anche a quarant’anni, è il gesto più semplice per abbassare il rischio.

