Tre mezzelune intrecciate intorno a un cerchio, di solito nere su fondo giallo o arancione. Il simbolo del rischio biologico, il biohazard, si vede sui contenitori dei laboratori e degli ospedali, ma anche su magliette, poster e tatuaggi. La sua storia è sorprendente: è stato disegnato apposta per non avere alcun significato.
Un simbolo progettato a tavolino
Il simbolo fu creato nel 1966 da Charles Baldwin, un ingegnere che lavorava per la Dow Chemical, un’azienda chimica americana. Serviva un segnale unico per avvisare della presenza di materiali biologici pericolosi, come virus, batteri o rifiuti sanitari.
Baldwin raccontò poi che il gruppo cercava qualcosa di “memorabile ma privo di significato“, così da poter insegnare alle persone che cosa volesse dire, senza che fosse confuso con altri segni già esistenti. Provarono diversi disegni con dei volontari, e scelsero quello che restava più impresso.
Dove si usa oggi
Il simbolo è entrato nelle norme internazionali sulla segnaletica di sicurezza ed è usato in tutto il mondo: sui sacchi dei rifiuti sanitari, sui contenitori degli aghi usati, sulle porte dei laboratori. Proprio per questo è uno dei segni più riconoscibili, e uno dei più “inquietanti”.
Ha anche dei parenti: il trifoglio della radioattività, nato negli anni Quaranta all’Università della California a Berkeley, e i pittogrammi di pericolo chimico, rombi bordati di rosso con simboli neri, oggi uguali in quasi tutto il mondo grazie a un sistema delle Nazioni Unite.
Nel tatuaggio
Come tatuaggio il biohazard è amato nelle culture punk, industrial e nel mondo dei videogiochi e del cinema horror, e viene spesso scelto come simbolo di ribellione, di sopravvivenza, o con ironia, per dire “attenzione, sono pericoloso”. Il disegno è geometrico e regolare, quindi richiede una mano precisa: anche una piccola asimmetria si nota subito.
A volte lo si sceglie anche con un significato personale più serio, per chi lavora in sanità o in laboratorio, o per chi ha superato una malattia infettiva. In questo caso è bene essere consapevoli che il simbolo, per chi lo vede, rimanda soprattutto al pericolo.
Le regole di sempre
Per un tatuaggio sicuro: tatuatore con l’attestato del corso regionale, studio autorizzato, aghi monouso, inchiostri conformi alle norme europee, cura attenta della pelle nelle settimane successive.






