È la scena di molte notti d’autunno: il bambino tossisce, nessuno dorme, e dalla cucina arriva il rimedio della nonna, un cucchiaino di miele. È uno dei pochi rimedi casalinghi che la medicina ha studiato davvero, e il risultato è meno scontato di quanto si pensi.
Che cosa dicono gli studi
Nel 2018 la Cochrane, l’organizzazione internazionale che raccoglie e confronta le ricerche mediche, ha messo insieme gli studi sul miele contro la tosse acuta nei bambini: sei sperimentazioni, quasi 900 bambini in tutto.
La conclusione è che il miele probabilmente allevia la tosse e ne riduce l’effetto sul sonno meglio di non fare niente. Nel confronto con un antistaminico usato contro la tosse il miele sembra fare un po’ meglio, mentre rispetto al destrometorfano, un sedativo della tosse molto diffuso nei medicinali da banco, non ci sono differenze chiare.
Gli stessi autori riconoscono i limiti: in quasi tutti gli studi il miele era dato per una sola notte, e dopo i primi tre giorni il vantaggio non si vede più. In pratica, il miele può aiutare a passare una notte migliore, non accorcia la malattia.
Perché funziona, almeno un po’
Non c’è una spiegazione unica. Il miele è denso e appiccicoso e riveste la gola, calmando l’irritazione che fa partire il colpo di tosse. Il suo sapore dolce, secondo alcuni ricercatori, agisce sugli stessi nervi coinvolti nel riflesso della tosse. Non va poi sottovalutato l’effetto del gesto in sé, che rassicura il bambino prima di dormire.
Anche le linee guida inglesi del NICE sulla tosse acuta citano il miele fra i rimedi che si possono provare a casa, sopra l’anno di età.
Quanto darne
In uno degli studi più citati, pubblicato nel 2007, i bambini ricevevano una dose prima di andare a letto: mezzo cucchiaino fra i 2 e i 5 anni, un cucchiaino fra i 6 e gli 11, due cucchiaini dai 12 anni in su. Si può dare da solo o sciolto in una bevanda tiepida, non bollente.
Nello studio era usato miele di grano saraceno, scuro e dal sapore intenso, ma non ci sono prove che un tipo di miele funzioni meglio di un altro. Quello che si ha in casa va bene.
Una volta preso il miele, conviene che il bambino beva un po’ d’acqua o si lavi i denti: tenuto in bocca tutta la notte, è pur sempre uno zucchero.
Sotto l’anno, mai
Qui il discorso cambia del tutto, e non per la tosse. Il miele può contenere le spore del batterio che causa il botulismo. Per un adulto o un bambino più grande non sono un problema, perché la flora intestinale impedisce loro di svilupparsi.
Nei lattanti sotto i 12 mesi l’intestino non è ancora in grado di farlo. Le spore possono germogliare e produrre la tossina, causando il botulismo infantile: stitichezza, poca forza nel succhiare, pianto debole, perdita di tono muscolare. È raro, ma può richiedere il ricovero in terapia intensiva. Per questo nel primo anno di vita il miele non va dato in nessuna forma, nemmeno per addolcire il ciuccio o la camomilla.
Vale anche per i prodotti che il miele lo contengono senza dirlo in grande: alcuni sciroppi «naturali» per la tosse, biscotti, tisane pronte. Prima di darli a un bambino piccolo conviene leggere l’etichetta.
Quando la tosse va vista dal pediatra
Una tosse da raffreddore può durare due o tre settimane e passare da sola. Va invece sentito il pediatra se il bambino fatica a respirare o respira molto veloce, se si sente un fischio, se la febbre è alta e non scende, se il bambino ha meno di tre mesi, o se la tosse continua oltre le tre settimane.
