Ottobre è il mese delle castagne. Sono più simili a un cereale che alla frutta secca: tanti carboidrati, pochi grassi, una buona quota di fibra. Ecco cosa sapere prima di riempire il sacchetto.
Cosa c’è dentro una castagna
A differenza di noci e mandorle, le castagne contengono soprattutto amido. Per questo saziano molto e, in un pasto, prendono il posto del pane o della pasta più che quello della frutta. Sono naturalmente prive di glutine, e la farina di castagne è usata da sempre per dolci e polente.
Apportano anche fibra, potassio e alcune vitamine del gruppo B. Bollite o arrosto cambiano poco nella sostanza: quelle arrosto perdono più acqua e risultano più concentrate.
Come sceglierle
- La buccia deve essere lucida, tesa e senza forellini: un foro è il segno di un insetto.
- Il peso: una castagna fresca è soda e pesante. Se premendola senti il vuoto, è vecchia.
- La prova dell’acqua: immergile in una bacinella. Quelle che vengono a galla sono in genere secche o bacate.
Come conservarle
A temperatura ambiente durano pochi giorni. In frigorifero, in un sacchetto di carta, arrivano a un paio di settimane. Per tenerle più a lungo si possono congelare, crude e incise oppure già cotte e sbucciate.
In cottura e a tavola
La buccia va incisa prima di cuocerle, con un taglio sulla parte bombata: in cottura l’umidità interna diventa vapore e senza il taglio la castagna può scoppiare.
Si sbucciano più facilmente da calde. Dopo la cottura conviene tenerle qualche minuto avvolte in un panno: il vapore aiuta a staccare la pellicina interna.
Chi ha il diabete può mangiarle, sapendo che sono ricche di carboidrati: nel pasto contano come il pane o la pasta, non come la frutta. Le quantità vanno regolate con il medico o il dietista.
Attenzione alle castagne “matte”: i frutti dell’ippocastano, quelli dei viali cittadini, assomigliano alle castagne ma non sono commestibili. Le castagne vere stanno in un riccio fitto di aghi sottili, e hanno un ciuffetto sulla punta.



