Il 31 ottobre è la giornata mondiale del risparmio, e cade proprio alla vigilia di una data che in molte città segna l’inizio dell’inverno in casa. Dal 1° novembre si possono accendere i riscaldamenti nei comuni in zona climatica D, come Roma, Firenze, Genova e Foggia, per un massimo di dodici ore al giorno. Napoli, Bari, Palermo e gran parte del Sud costiero, in zona C, aspettano invece il 15 novembre, con dieci ore.
Le regole fissano anche un tetto alla temperatura: 20 gradi, con due di tolleranza. Ogni grado in più, secondo l’ENEA, può costare fino al 10% di combustibile. Ma non c’è solo il termostato.
Un grado in meno che non si sente
Per l’ENEA in casa bastano 19 gradi per stare bene. Sembra poco, ma c’è un dettaglio che si dimentica: anche le persone scaldano. Dopo mezz’ora passata in una stanza, la temperatura sale da sola di uno o due gradi.
Tenere il termostato a 22 per abitudine, insomma, vuol dire scaldare un salotto che a cena, con la famiglia riunita, si scalderebbe comunque.
La caldaia che nessuno controlla da anni
Prima ancora dei termosifoni conta la caldaia. Un impianto pulito, regolato e senza incrostazioni di calcare consuma e inquina meno. La manutenzione non è solo un buon consiglio: è un obbligo di legge, e chi non la fa rischia una multa a partire da 500 euro. Ogni quanto farla lo indicano le istruzioni dell’installatore o del produttore, riportate nel libretto dell’impianto.
Il divano, le tende e il copritermosifone
Il calore di un radiatore si diffonde per buona parte muovendo l’aria. Un divano appoggiato davanti, una tenda lunga che lo copre o un copritermosifone chiuso creano una specie di trappola: l’aria calda resta lì dietro, la stanza tarda a scaldarsi e si finisce per alzare la temperatura. Tenere libero almeno lo spazio davanti e sopra fa una differenza che si sente.
Il gorgoglio che nessuno ascolta
Se il termosifone è caldo sotto e freddo sopra, o si sente un rumore d’acqua che gorgoglia, dentro c’è aria. Va sfiatato con l’apposita valvolina all’inizio della stagione, a impianto spento e con uno straccio sotto. Un radiatore pieno d’aria scalda meno e fa lavorare di più la caldaia.
Le finestre a vasistas lasciate aperte
Cambiare l’aria è necessario, soprattutto in cucina e in bagno, ma il modo conta. Una finestra a vasistas socchiusa per ore raffredda i muri e disperde calore senza rinnovare davvero l’aria. Molto meglio aprire tutto, spalancato, per cinque o dieci minuti e poi richiudere.
La parete fredda dietro il radiatore
Quando il termosifone sta sotto una finestra o su un muro che dà all’esterno, una parte del calore se ne va attraverso la parete. I pannelli riflettenti, sottili fogli isolanti da inserire dietro, costano pochi euro e rimandano il calore verso la stanza. Secondo l’ENEA, in mancanza d’altro, aiuta anche un semplice foglio di carta stagnola.
Le valvole lasciate al massimo
Molti condomini hanno le valvole termostatiche, le manopole numerate sui radiatori, che secondo l’ENEA possono ridurre i consumi fino al 20%. Tenerle tutte al massimo vanifica il loro scopo: in camera da letto o nelle stanze poco usate si possono abbassare, lasciando più calore dove si vive. Di notte, abbassare le tapparelle e chiudere le tende trattiene il calore accumulato durante il giorno.
Il caldo quando serve
Chi ha un impianto autonomo può fare un passo in più con un cronotermostato, che accende e regola il riscaldamento per fasce orarie: più caldo la sera, quando si è in casa, meno di notte e nelle ore in cui non c’è nessuno. L’ENEA lo indica fra le soluzioni da adottare, insieme ai sensori di presenza e ai regolatori a distanza.
E chi vuole capire dove se ne va davvero il calore può chiedere un controllo a un tecnico qualificato, che valuta l’isolamento di pareti e finestre e l’efficienza dell’impianto. Gli interventi che ne derivano, sempre secondo l’ENEA, possono abbattere i consumi fino al 40%.
Nessuno di questi accorgimenti fa miracoli da solo, ma messi insieme permettono di stare bene in casa con un grado in meno, ed è lì che la bolletta cambia davvero.

